Confesso che ho vissuto by Pablo Neruda

Confesso che ho vissuto by Pablo Neruda

autore:Pablo Neruda [Neruda, Pablo]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788858428429
editore: Einaudi
pubblicato: 2018-04-04T16:00:00+00:00


San Martín de los Andes.

Una baracca abbandonata c’indicò la frontiera. Ero ormai libero. Sui muri della capanna scrissi: «A presto, patria mia. Me ne vado ma ti porto con me».

A San Martín de los Andes doveva aspettarci un amico cileno. Questo paesino della cordillera argentina è tanto piccolo che mi avevano detto come unica indicazione:

– Vai al miglior albergo; lí verrà a cercarti Pedrito Ramírez.

Ma cosí va il mondo. A San Martín de los Andes non c’era un miglior albergo, ce n’erano due. Quale scegliere? Decidemmo per il piú caro, situato ai margini del paese, disprezzando il primo che avevamo visto affacciato sulla bella piazza della città.

Ma l’albergo che scegliemmo era talmente di prim’ordine che non ci vollero accettare. Squadrarono con ostilità gli effetti dei molti giorni di viaggio a cavallo, i nostri zaini, le facce barbute e impolverate. C’era qualcuno che aveva paura di accoglierci.

Non parliamo poi del direttore di un albergo che ospitava nobili inglesi che venivano dalla Scozia a pescare salmone in Argentina. Non avevamo proprio niente dei lord. Il direttore c’intimò il «vade retro», affermando con smorfie e gesti teatrali che proprio dieci minuti prima l’ultima stanza disponibile era stata affittata. In quel momento, si affacciò alla porta un signore elegante, dall’inconfondibile aria militare, accompagnato da una bionda cinematografica, e gridò con voce tonante:

– Alt! I cileni non li si manda via proprio da nessun posto. Restano qui!

E restammo. Il nostro protettore assomigliava tanto a Perón, e la sua dama a Evita, che tutti quanti pensammo: sono loro! Ma poi, ormai lavati e vestiti, seduti a tavola e bevendo una bottiglia di dubbio champagne, venimmo a sapere che l’uomo era comandante della guarnigione locale e lei un’attrice di Buenos Aires che era venuta a trovarlo.

Noi passavamo per cileni commercianti in legname, decisi a fare buoni affari. Il comandante mi chiamava: «L’uomo montagna». Víctor Bianchi, che mi aveva accompagnato fin lí per amicizia e per amore d’avventura, scoprí una chitarra e con le sue maliziose canzoni cilene incantava argentini e argentine. Ma passarono tre giorni e tre notti e Pedrito Ramírez non veniva a cercarmi. Io non stavo piú nella pelle. Ormai non avevamo piú camicie pulite, né soldi per comperarne di nuove. Un buon commerciante in legname, diceva Víctor Bianchi, deve avere almeno delle camicie.

Nel frattempo, il comandante ci offrí una cena al suo reggimento. La sua amicizia con noi si fece piú intima e ci confessò di essere antiperonista, malgrado la sua rassomiglianza con Perón. Passavamo ore e ore a discutere su chi avesse peggior presidente, se il Cile o l’Argentina.

All’improvviso, una mattina, Pedrito Ramírez entrò nella mia stanza.

– Disgraziato! – gli gridai. – Perché hai tardato tanto?

Era accaduto l’inevitabile. Aspettava tranquillamente il mio arrivo nell’altro albergo, quello della piazza.

Dieci minuti dopo stavamo viaggiando per la pampa infinita. E continuammo a viaggiare giorno e notte. Di tanto in tanto gli argentini fermavano l’auto per prepararsi un mate e poi continuavamo attraverso quell’interminabile monotonia.



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